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La narcolessia è un disturbo neurologico cronico che si manifesta con un'eccessiva sonnolenza diurna e attacchi improvvisi di sonno. Tale patologia può influire profondamente sulla qualità della vita di chi ne soffre, limitando le attività quotidiane e causando disagi significativi.
Non si tratta infatti di normale stanchezza fisica e mentale dovuta alle mille attività che si svolgono ogni giorno, ma di manifestazioni di sonnolenza improvvisa che possono avvenire in ogni momento, dunque anche in situazioni inappropriate.
In questo articolo capiremo meglio cos'è la narcolessia, da cosa è provocata e quali sono i sintomi principali. Vedremo inoltre cosa è possibile fare per gestirla senza che condizioni troppo la propria quotidianità.
Che cos'è la narcolessia e a cosa è dovuta
La narcolessia è un disturbo cronico del sistema nervoso centrale che altera la capacità del cervello di regolare correttamente i cicli sonno-veglia.
Il termine deriva dal greco "narkē" (torpore) e "lēpsis" (attacco), due parole che bene descrivono la natura degli episodi di eccessiva e incontrollabile sonnolenza diurna che caratterizzano questa patologia, spesso associati a cataplessia, ovvero alla perdita improvvisa del tono muscolare.
La narcolessia può comparire in ogni momento della giornata, durante le attività che normalmente si svolgono, dunque lavorando, così come guidando, cucinando o in altre situazioni quotidiane e comuni, con conseguenze in alcuni casi anche pericolose. La sua durata è variabile: un attacco può essere di pochi secondi, ma anche persistere per alcuni minuti.
Le cause della narcolessia non sono ancora del tutto chiare, dunque è difficile dire con certezza a cosa esattamente è dovuta. Recenti ricerche però hanno messo in evidenza la sua comparsa in seguito alla carenza, se non addirittura assenza, di ipocretina, un neurotrasmettitore presente nel cervello in grado di regolare i cicli di sonno e veglia. Se dunque avviene la distruzione autoimmune dei neuroni che secernono questa nell’ipotalamo laterale, diventa di conseguenza impossibile mantenere durante le ore del giorno un'adeguata vigilanza.
Quando si manifesta la narcolessia? Può esordire a qualsiasi età, solitamente durante l’infanzia o comunque in età giovanile, con un picco in età adolescenziale e uno nella fascia 30-39 anni.
Quali sintomi ha la narcolessia e come si diagnostica
La narcolessia si manifesta in modo differente rispetto alla semplice stanchezza. Presenta infatti una serie di sintomi specifici. Ecco i principali:
- Eccessiva sonnolenza diurna: una sensazione costante di stanchezza durante il giorno, anche se si è dormito a sufficienza durante la notte. Si tratta di episodi in cui gli addormentamenti sono ristoratori e il soggetto tende addirittura a sognare, poiché entra rapidamente in fase REM.
- Attacchi improvvisi di sonno: la persona si addormenta improvvisamente, indipendentemente dall'attività che sta svolgendo.
- Cataplessia: stimoli emotivi intensi come risate, rabbia o sorpresa possono provocare una perdita improvvisa del tono muscolare. La debolezza può essere localizzata agli arti, oppure colpire le altre parti del corpo comunemente coinvolte nella fase REM del sonno.
- Paralisi del sonno: l'incapacità temporanea di muoversi o parlare mentre si è in fase di addormentamento o risveglio, tipica anch’essa della fase REM.
- Allucinazioni ipnagogiche o ipnopompiche: esperienze sensoriali vivide e spaventose che possono verificarsi durante il passaggio tra la veglia e il sonno.
- Sonno notturno disturbato: i risvegli sono frequenti e protratti, associati anche a disturbi motori durante il sonno, come movimenti degli arti mentre si dorme.
Come si diagnostica la narcolessia, dunque? Dopo la diagnosi effettuata da uno specialista, solitamente un neurologo, si effettua una combinazione di anamnesi clinica e test del sonno, come la polisonnografia notturna e il test della latenza del sonno (MSLT).
La narcolessia è una patologia con decorso cronico che però viene riconosciuta e quindi diagnosticata spesso in ritardo di 10-15 anni dall’insorgere delle prime manifestazioni. Ciò significa una sottovalutazione del problema e delle conseguenze che esso porta nella qualità della vita della persona, oltre all’assenza, per un lungo periodo, di un trattamento specifico.
Cosa comporta la narcolessia e come curarla
La narcolessia ha un impatto significativo sulla vita quotidiana di chi ne soffre. Gli attacchi di sonno infatti, anche se possono durare pochi secondi, si verificano senza preavviso. Ciò, come è comprensibile, comporta dei rischi, specie in momenti in cui è fondamentale mantenere attenzione e uno stato vigile.
Chi è narcolettico può guidare quindi? La risposta varia in base alla gravità del problema e se questo viene trattato efficacemente attraverso la somministrazione di specifici farmaci.
Ad essere condizionata è però l’intera vita sociale e lavorativa del soggetto affetto da narcolessia. Spesso infatti, finché non avviene una diagnosi definitiva e un trattamento mirato, la persona che ne soffre tende a isolarsi, oltre ad avere problemi di concentrazione e di scarso rendimento in termini di produttività o di performance fisica, nel caso ad esempio di sportivi.
Come si guarisce dalla narcolessia?
Purtroppo, al momento non è disponibile una cura definitiva per la narcolessia e nemmeno un metodo sicuro per prevenirla.
Esistono però dei consigli che è possibile seguire e che permettono di ridurre l’impatto che i sintomi di questa patologia hanno sul narcolettico, migliorandone la qualità della vita.
L’assunzione di farmaci talvolta non è necessaria in soggetti che presentano episodi sporadici di paralisi del sonno o di allucinazioni ipnagogiche e ipnopompiche o con una rara e parziale cataplessia.
Per casi più gravi invece si procede con un trattamento specifico, a seconda della situazione, con l’uso dunque di farmaci anticataplettici o che inducono lo stato di veglia.
Tra le strategie che possono aiutare è possibile:
- Pianificare sonnellini strategici. Per evitare un’eccessiva sonnolenza diurna è possibile fare brevi sonnellini durante il giorno. Bastano meno di 30 minuti, possibilmente sempre alla stessa ora.
- Evitare le emozioni forti. Questo è importante per chi soffre di cataplessia perché rabbia, paura o risate sono tutti fattori scatenanti.
- Dormire bene e sufficientemente durante la notte. Riposare senza svegliarsi più volte la notte è certamente d’aiuto. Oltre ad andare a letto con una certa regolarità negli orari è anche importante dormire su un ottimo materasso capace di sostenere adeguatamente il corpo durante il sonno.
Per concludere, possiamo dunque dire che la narcolessia è una condizione complessa che richiede una gestione attenta e personalizzata. Con una diagnosi corretta e una combinazione di strategie terapeutiche e comportamentali, è però possibile ridurre l'impatto dei sintomi e condurre così una vita il più possibile normale.